Antigene COVID-19 il test rapido e affidabile in soli 15 minuti

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Test antigene per il Covid rapidi ed economici: sono la svolta che tutti aspettano? Come funzionano

Hanno le dimensioni di una carta di credito, non richiedono apparecchiature aggiuntive per funzionare e possono essere eseguiti con un tampone nasale meno invasivo

Una nuova generazione di test rapidi si sta facendo strada promettendo risultati strabilianti: sono i test dell’antigene.

Sono rapidi ed economici, delle dimensioni di una carta di credito e possono essere fatti al costo di circa 5 dollari, in futuro anche in casa da soli.

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Senza laboratori e tecnici

Negli Usa la Food and Drug Administration ne ha autorizzati già quattro, l’ultimo la scorsa settimana. Rispetto ai tamponi, chiamati in gergo medico “test PCR” i test antigeni non necessitano di sostanze chimiche complicate, mezzi di trasporto virali o kit di estrazione dell’RNA.

Non richiedono necessariamente appuntamenti presso laboratori specializzati, tecnici altamente qualificati o determinate macchine.

E possono fornire una risposta in pochi minuti, invece che in ore o giorni. I test dell’antigene funzionano in modo leggermente diverso dal tampone. Cercano solo “un pezzo del virus”. La proteina virale, appunto, antigene.

Mentre con il test molecolare (tampone) si evidenzia l’acido nucleico (RNA), con l’antigenico si evidenziano le proteine del virus: il bastoncino con un campione di saliva e muco viene inserito nel dispositivo insieme a un liquido, per favorire il passaggio su una striscia dove sono presenti anticorpi che si legano al materiale virale, comportando un cambiamento nel colore della striscia stessa.

Se la colorazione cambia, significa che gli anticorpi si sono attivati e che quindi la persona sottoposta al tampone ha un’infezione da coronavirus in corso.

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L’ultimo approvato

Secondo i CDC però la loro accuratezza non è la stessa del tampone, ma i sostenitori di questa possibilità li vorrebbero usati come prima prova dell’infezione cui potrebbe seguire un test più accurato.

Avere il risultato in pochi minuti a casa potrebbe (al di là dei margini di errore) mettere in sicurezza molte più persone rispetto ad adesso ed evitare le attese in quarantena oppure la possibilità che quando l’epidemia dilaga alcuni positivi sfuggano al conteggio nel caos dei laboratori intasati. Insomma questi test potrebbero dare una mano aggiuntiva a costo ragionevole.

L’ultimo approvato, BinaxNOW, è il primo test diagnostico COVID-19 che un operatore sanitario può eseguire senza un analizzatore, il che significa che i risultati possono essere letti direttamente dal kit apposito, secondo la FDA. Abbott, il produttore del test, ha dichiarato in un comunicato stampa che il nuovo test offre il risultato in 10 minuti.

Ha le dimensioni di una carta di credito e costerà appunto circa 5 dollari. La società ha dichiarato che prevede di spedirne decine di milioni a settembre, per arrivare a 50 milioni all’inizio di ottobre.

Per ora viene eseguito da un operatore, ma in futuro potrebbe essere fatto in casa. Potrebbe essere un punto di svolta nella pandemia, scrivono i media Usa: «Prima di andare al lavoro, prima di tornare a scuola, prima di andare a un evento, le persone saranno in grado di farsi il test. Potrebbero farlo tutti i giorni», ha commentato alla CNN Robert Murphy, professore di malattie infettive alla Northwestern University e direttore esecutivo dell’Institute for Global Health.

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L’accuratezza non è la stessa

Potrebbe essere il test di screening utilizzato soprattutto per le persone asintomatiche.

Riguardo all’accuratezza, la loro capacità di identificare i veri casi positivi è compresa tra l’84% e il 98% delle volte, con tre test approvati su quattro che sono intorno al 97%.

Altri esperti non sono convinti che valga la pena fare un compromesso tra precisione e velocità.

Alcuni hanno fatto notare che solo 102 persone sono state campionate nel materiale che Abbot ha presentato alla FDA per ottenere l’autorizzazione in emergenza.

La Casa Bianca ha annunciato un accordo da 760 milioni di dollari per acquistare 150 milioni di test da Abbott. Altri ne stanno arrivando comunque, pare a dozzine.

Anche l’Italia li ha ordinati

In Italia sono impiegati a Fiumicino già dal 16 agosto, il commissario all’emergenza Domenico Arcuri ne ha ordinato una prima tranche da 130mila pezzi a un’azienda coreana.

Mentre l’Università dell’Insubria promette di rendere disponibile il suo test entro metà settembre, anche altri ospedali si stanno attrezzando e sviluppando i propri, come in Emilia Romagna, dove la speranza è di poterli usare in autunno in tutti gli ospedali regionali, seguendo i risultati di uno studio pilota dell’Unità Operativa di Microbiologia dell’Ausl della Romagna in collaborazione con Ior (Istituto ortopedico Rizzoli) e Sant’Orsola di Bologna, con lo Spallanzani di Roma.

Tratto Corriere.it